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Serve a gestire le password dirai. Ok, hai ragione. Ma se la mettiamo così allora non lo prenderai mai. Perché tanto la password te le gestisci già. Se sei sopravvissuto finora perché mai dovresti aver bisogno di un software. E soprattutto a pagamento. Sia mai. Quando vediamo che qualcosa costa (io per primo eh) cadiamo nella tentazione di fare una lunga ricerca per trovare qualcosa di free. Perdiamo ore e ore del nostro tempo (e il tempo è denaro).

Come sempre ho deciso di raccontarti la mia esperienza diretta di anni di utilizzo intenso di un gestore password. Lo dico subito… io non ne farò mai a meno. Mi ha cambiato la vita. Veramente. Ormai gestisco tutte le credenziali e i “segreti” miei, del mio lavoro, dei miei clienti, della mia casa e di mia mamma. E lo faccio con grande serenità e incisività.

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Quante volte ti è capitato di lanciarti nel fantastico mondo della produzione di contenuti per il web e i social? Non dico che tu debba diventare un content creator nel vero senso della parola. Uno di quelli che campa poi di affiliate marketing, impression e così via. Però quantomeno creare contenuti per il proprio personal branding o per la propria attività piccola o grande che sia. Peccato che poi tra il dire e il fare c’è di mezzo… la dura realtà.

Produrre contenuti è un cavolo di casino. Bisogna pianificare, pensare, ideare, programmare, scrivere, fare foto, elaborare immagini, registrare video, podcastare audio (esiste podcastare?) e chi più ne ha più ne metta. Quindi alla fine se va bene ci viene un mal di testa e facciamo le cose a caso, mentre se va male abbandoniamo il tutto dopo un paio di settimane massimo.

Allora come venire fuori dall’impasse? Non ho la formula magica o il trucco mirabolante. Sai che non credo alle furbate messe li tanto per beccare un po’ di click. Però posso fare una cosa più intelligente, ovvero condividerti esattamente quello che faccio io dopo un milione di tentativi. Ecco quello che faccio io.

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La pandemia ha trasformato tutto, marketing compreso. In pochi mesi si è verificato uno stravolgimento delle regole nel settore pubblicitario con radicali trasformazioni anche nella comunicazione digitale e nei social media. La domanda principale però è sostanzialmente invariata: come dovrebbe usare il marketing digitale chi gestisce una gelateria?

Risponderemo a questo quesito con una serie di articoli dove scopriremo come usare Facebook, Instagram e altri social media anche in una logica di “sponsorizzazione” di contenuti. Inoltre vedremo la situazione attuale delle vendite online con le diverse possibilità offerte dagli e-commerce. Il tutto con occhio critico e con una visione molto pratica, calata ovviamente nella realtà quotidiana delle gelaterie artigianali.

Il resto dell’articolo è pubblicato nel sito web di Artigeniale, un’azienda pazzesca in grado di trasformare i gelatieri in… super gelatieri. Per questo insieme a loro abbiamo pensato ad una rubrica di 4 blog post a tema marketing in gelateria. Attenzione però: si parla di local business quindi i concetti sono validi anche per tantissime altre attività.

Buona lettura e… grazie al team di Artigeniale per l’opportunità!

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Giuro, non mi ricordo cosa stavo facendo quel giorno. Non ricordo neanche se ero carico di carboidrati o se ero sulla soglia dell’ipoglicemia. Ma di sicuro devo aver avuto un momento di pazzia. E come sempre, quando le idee ti saltano in testa, coinvolgono chi ti sta in fianco.

In questo caso? Jacopo Matteuzzi di Studio Samo. “Ehi Jacopo, senti questa… streammiamo insieme su Twitch?”

Guarda un po’ con chi mi son messo a streammare

Calma. Una cosa per volta. Il progetto è a firma Studio Samo, ma ci troviamo nel mio blog e devo fare le presentazioni a parti inverse. Qualcuno potrebbe anche dire “senti, ma… per sapere chi è sto Studio Samo, facciamo una googlata e ci arrangiamo”. Motivo per cui non ti dirò nulla di quello che troverai scritto nel web o nei social. Ti dirò invece quello che ho vissuto io e cos’ho percepito avendo il piacere di conoscere il team Samo.

La mia prima volta insieme a loro è stata in pieno Covid. Ho partecipato ad un fantastico “back to school”, un evento pensato per tornare in aula e in presenza parlando di cose concrete. Di progetti reali. Di marketing digitale fatto come si deve.

Da quel giorno l’approccio con lo Studio Samo è stato sempre lo stesso: pratico, reale, incisivo, confortante, divertente. Mi rompe dirlo (sono pur sempre Veneto e loro Emiliani, Sócc’mel), ma è stata la prima volta in cui sono riuscito a confrontarmi con piena soddisfazione con dei colleghi markettari. Preciso un aspetto prima di prendermi una svagonata di insulti: ho detto colleghi anche se in realtà io sono un consulente di comunicazione digitale e loro dei digital mrketers doc.

Ok, fin qui tutto bene. Ma allora perché andare in live proprio con loro?

Domanda lecita considerato che ormai streamma anche il mio vicino con il suo vagamente agée Blackberry Bold. La risposta è semplice. I Samo boys, oltre ad essere dannatamente bravi nel digital marketing, sono anche super mega simpatici. E allora ragazzi miei non ce n’è per nessuno. Perché oggi in live si va per divertirsi e far divertire. Non per fare pipponi accademici. Ma soprattutto si va per fare community. Per parlare alla propria community. E infine, per conoscere veramente la propria community.

Prima di passare al tema successivo però un pensiero lo vorrei rivolgere anche a Flavio Mazzanti. I ruoli per filo e per segno non li so, ma è una specie di braccio destro di Jacopo (oppure il contrario?). Dicevo, un appunto per Flavio che era al settimo cielo pensando ad una live con me e Jacopo. Oh Flavio, ricordati che streammiamo sul canale ufficiale di Studio Samo. Quindi tutto quello che dirò (espressioni tipicamente venete comprese) sono responsabilità (anche legale) vostra. Io sono solo un mero strumento di evangelizzazione digitale 😀

Parleremo (mangiando e bevendo) di marketing, ma anche di temi digitali

L’ho detto che dobbiamo streammare divertendoci e facendoti divertire? Sì, l’ho detto. Allora abbiamo deciso di essere inquadrati dalla cam in tanti e soprattutto in orario da fame micidiale. Così mentre litigheremo, ci facciamo pure uno sprizzetto (ah no devo ricordarmi di dire “un Sangiovese” altrimenti si incazzano).

Ma nei momenti (pochi) semi-seri parleremo veramente di marketing. Anzi, di digital marketing. E pure di temi più legati al digitale e meno tradizionalmente markettari. Quindi il palinsesto sarà circa questo:

  • Prima parte della pausa pranzo: un aperitivo digitale in cui alcuni di noi (c’è ancora mistero fittissimo sui nomi) discuteranno di un tema attuale. Graditissima la tua partecipazione al dibattito, grazie alla potentissima chat di Twitch.
  • Seconda parte della pausa pranzo: chiacchierata con un ospite che sarà collegato al tema iniziale e rimpiangerà amaramente di aver accettato una live twicchosa insieme a noi. Di nuovo potrai darci man forte con curiosità e domande di ogni genere.

Tutto qua? Ovviamente no, ma se spoilero troppo, Jacopo mi straccia il contratto milionario ancora prima di cominciare.

Perché siamo così folli da farlo solo su Twitch

Non l’avevo detto? Azz… mi pareva di sì. Beh te lo dico adesso e prendi nota. La live sarà solo su Twitch. SOLO su Twitch. Perché a noi il multicast ci fa vecchio e pure un po’ sfigato.

C’è anche un altro motivo. Twitch rappresenta il presente e il futuro dello streaming. Della tv digitale vera, libera e collaborativa. Un posto dove vai e fai cadere ogni limite per dire veramente quello che pensi. Per questo il nostro programma sarà uno “show” e promettiamo fin d’ora di essere divertenti con l’obiettivo conclamato di scalzare via tutti quelli che fanno live pallose.

E allora su, non perdere tempo. Iscriviti a Twitch e stai pronto perché a breve ti avviseremo con date e orari precisi.

Partecipa anche tu, io sono li appositamente

Iscriverti non è essenziale per vederci, ma è obbligatorio se vuoi partecipare alla chat. E sai com’è… se non ti lecchi le dita godi solo a metà. Qui a gestire regia e chat ci sarò io. Ecco alla fine di questo blog pistolone hai capito perché mi hanno voluto nel dream team. Serviva una vittima sacrificale che volasse tra due tastiere coinvolgendo tutti quelli che vogliono esprimere un parere.

Specifico meglio: questa non è la chat di Facebook Live o simili dove scrivi un commento e vabbè. Qui ragazzi si fa community. Qui si dialoga veramente. Tanto per dire ci saranno sondaggi, bit, sub, emotifon e tantissime altre sminchiate divertenti con cui faremo gag sorprendenti.

Basta, basta per carità. Ho già detto troppo. Tra poco ci si ritrova sul social tutto viola e allora si… che ne vedremo delle belle.

Da qualche anno ormai non ho più attive le notifiche di Facebook, Instagram, Linkedin e compagnia cantando. Odio quelle micro emozioni generate da un algoritmo che ha deciso di farmi sussultare un pochino (come non avessi già la pressione alta di mio). E così alla mattina ho preso il vizio di svegliarmi e di fare una carrellata di app dove le notifiche sono morte e sepolte. Per me è una sorta di rassegna stampa flash che un po’ sa di amarcord dei tempi da super sbarbatello in cui scrivevo di cronaca locale per il Gazzettino di Padova e alla mattina scoprivo se ero stato crivellato di “buchi” piazzati dalla concorrenza.

Qualche giorno fa mi sono svegliato e ho avviato la solita routine. Prima i social, poi la mail, poi l’instant messaging e infine il mio fidato browser con un passaggio sui siti del Corriere, di Repubblica, di Sky e del Tgcom. E’ stato in quel momento che ho realizzato l’impensabile e ho rapidamente ruotato la testa di 90 gradi a dritta per parlare alla mia compagna dicendole “tesoro, è iniziata una guerra”.

In quel momento, dopo aver letto i lanci principali, il mio pensiero mi ha fatto tornare tra i banchi di scuola. Quando si studiava la prima e la seconda guerra mondiale. Perché? Non per la paura della guerra o per le sue atrocità. Ma per deformazione professionale. Il mio pensiero è andato alla gestione della comunicazione durante un periodo fortemente bellico. Improvvisamente tutto quello che avevo letto e studiato era reale. Lo stavo e lo sto vivendo in tutta la sua complessità macchiavellica.

Notizie, contronotizie, smentite, pareri, dialoghi, interviste. Un bombardamento totale che meglio di qualsiasi altra arma letale può determinare le sorti di una guerra.

Quando l’informazione diventa disinformazione

Mentre scrivo (o mentre leggo per chi mi preferisce in versione podcast) i russi hanno bombardato e distrutto la torre della tv di Kiev, zittendo completamente le emittenti “ufficiali”. Il mio primo pensiero, ma credo anche il tuo, è stato: “Putin non vuole che i cittadini vedano le atrocità commesse dall’esercito russo”. Ma la motivazione potrebbe anche essere più complessa e contorta.

A questo punto devo fare un paio di premesse che in un mondo normale non sarebbero necessarie, ma ormai le nostre coscienze sono troppo malate per non pensare male. Primo punto, odio le guerre e sono nettamente contrario. Seconda cosa il mio mestiere è la comunicazione e su questo aspetto concentro tutti i miei ragionamenti, per uno e per l’altro schieramento.

Ecco dicevo: e se zittire le tv Ucraine avesse uno scopo più strategico? Quando sei in guerra è praticamente tutto concesso pur di ottenere la vittoria e il controllo dell’informazione è di vitale importanza soprattutto per chi sta avendo la peggio. I messaggi che oggi chiamiamo fake news rappresentano un ottimo sistema per ribaltare le sorti del conflitto. Vedere per esempio, un carro armato russo schiacciare volutamente un auto con dentro una persona anziana, indifesa e inerme, crea un sussulto al cuore che ci porta emotivamente a schierarci immediatamente dalla parte dell’offeso (io per primo l’ho pensato quando ho visto quelle immagini). Credo di aver perfino esclamato “bastardi” senza neanche rendermi conto di chi avevo intorno. La sera stessa però ho scoperto che erano immagini di repertorio dove il carro armato era ucraino (non russo) e il motivo dell’impatto tutto tranne una guerra. Ecco, questo è un chiaro esempio di informazione che si trasforma in disinformazione.

Qualcuno potrebbe dire che tutto sommato è disinformazione creata “per un buon fine”. Ma sono profondamente convinto che la comunicazione distorta crei odio e l’odio non risolve mai positivamente una diatriba. Inoltre questo tipo di approccio alla comunicazione estremamente pilotata, distoglie l’attenzione dal vero problema. Dal nocciolo della questione che potrebbe porre rimedio al danno. In questo caso, come per tutte le guerre, i veri motivi che hanno scatenato il conflitto.

La comunicazione è un’arma potentissima che abbiamo sottovalutato

In questa guerra, ma decisamente più in generale la comunicazione è sempre un aspetto sottovalutato. Nel mondo del fare impresa spesso si prende esempio dai più grandi capitani di ventura. Commettendo però l’errore comune di pensare che ci siano attività prioritarie a prescindere da tutto e altre (come la comunicazione) che possono essere sacrificate. Non c’è strategia peggiore di questa: si deve invece accantonare tutto, ma mai la produzione e la comunicazione. La prima ci serve per avere la materia prima da vendere o in questo caso, l’occorrente per combattere e vincere. La seconda rappresenta visibilità e strategia allo stesso tempo che messe insieme amplificano enormemente il valore del nostro “prodotto” rendendolo nettamente più potente rispetto a quanto offerto dalla concorrenza o dal nemico.

L’amore e odio che esprimiamo da anni per i social media

Una piccola parentesi sul nostro rapporto con i social media la devo fare. Dico soltanto che dovremmo decidere una volta per tutte se sono il male assoluto o se invece sono strumenti potenti che siamo noi a trasformare in bene o in male (io propendo per la seconda). Faccio due esempi pratici. TikTok, nei suoi primi istanti di vita era tacciato come il social dei pedofili o dei bimbiminchia. Oggi invece è una delle primarie fonti di informazione anche e soprattutto dove le persone subiscono soprusi (o dove si svolge un combattimento per l’appunto). Stessa sorte per Telegram che veniva accusato di essere un covo di criminali informatici e truffe e ora invece rappresenta l’unica possibilità di organizzazione sul campo per i militari improvvisati dell’esercito ucraino.

L’incapacità di reazione della carta stampata

Un appunto su quella parte di informazione non legata al digitale va fatta. Ormai credo tutti si siano resi conto che le testate giornalistiche versano in uno stato di deterioramento tumorale avanzato dal quale sarà difficile risorgere. Come ci sono finiti? Per anni (ma veramente anni) hanno creduto di essere immuni ai cambiamenti del mondo barricandosi nella loro essenza di casta protetta utile al sistema dei politichetti italiani. Peccato che le big tech abbiamo invece creato un ecosistema nel quale gli editori non sono entrati e ora faranno una fatica tremenda a pensare di poter avere un peso specifico. La qualità della produzione è precipitata sotto le scarpe e gli editori si trovano senza possibilità di investire per creare un nuovo inizio digitale.

Il danno nucleare causato dal demagogo

E’ forse questo il male più grande della comunicazione in Italia. La demagogia. Una parola che riassume idilliacamente lo sfacelo totale della disinformazione nel bel paese:

Demagogia è: una degenerazione della democrazia, per la quale al normale dibattito politico si sostituisce una propaganda esclusivamente lusingatrice delle aspirazioni economiche e sociali delle masse, allo scopo di mantenere o conquistare il potere.

Anche in questo caso non voglio fare tanta teoria, ma proporre piuttosto un esempio pratico calato nelle notizie che arrivano dal fronte. A causa della demagogia oggi abbiamo una sensibilità spasmodica per il popolo ucraino (cosa positiva, per carità), ma abbiamo automaticamente accantonato il resto. Al punto che la notizia di profughi nigeriani bloccati al confine con la Polonia, ha uno spazio miserrimo e comunque nella nostra mente si erge un pensiero subdolo “beh, oggi la priorità sono gli ucraini. I nigeriani possono anche aspettare”. Ed è così che nascono persone o situazioni di serie A e altre di serie B con una rapidità di declassamento quasi imbarazzante.

Perché? Semplicemente perché, a causa dell’informazione “drogata” e pompata al massimo, la priorità emotiva del popolo è l’Ucraina. Per un demagoga parlare d’altro potrebbe non sortire l’effetto di lusingare le masse. E allora scatta l’allarme rosso. La ritirata strategica. La necessità di concentrare tutta la potenza di fuoco su quel tema che è veramente fruttifero per una potenziale rielezione al solo fine di conservare il potere.

Va sottolineato che tutto questo, ancora una volta, non è frutto di un missile o di un carroarmato, ma dell’agognata comunicazione.

Cosa possiamo fare noi astanti in questo scenario di nuova comunicazione digitale

Ecco la vera domanda e la degna conclusione di questo articolo del blog e puntata del podcast. Cosa possiamo fare noi? Poter migliorare le cose dovrebbe essere un’aspirazione da portarci sempre appresso. Comunque in questo contesto direi che possiamo fregiarci del titolo di Astanti della Comunicazione. Storicamente astante significa:

Persona che si trova in un determinato luogo, per caso o per motivi precisi. Nell’ordinamento processuale romano, si chiamavano astanti (lat. adstantes) le parti, gli avvocati, i testi, il pubblico che stavano in piedi attorno ai giudici (i quali erano invece detti residentes, perché stavano seduti).

Forti di questa investitura dobbiamo impegnarci su due fronti:

1. uscire dal tunnel malefico mentale del “ok, ho capito come stanno le cose, mi schiero così e fine dei giochi”. Mettere in discussione il proprio pensiero è il primo passo per essere più tolleranti e per riuscire a comprendere meglio quello che ci accade intorno.
2. informarsi tantissimo diversificando le fonti più volte al giorno. Oggi l’accesso alle informazioni è totale e gratuito. Bisogna quindi creare una lista di fonti diverse (anche apparentemente avverse al nostro pensiero) e sforzarsi di leggerle sommariamente tutte. Questa tecnica riduce al minimo la disinformazione perché rende più semplice scovare una fake news e ci permette di avere un pensiero estremamente ampio difficilmente pilotabile da questo o da quello.

Viviamo in un’epoca dove, per la prima volta, tutto il sapere è accessibile e gratuito. Non fruirne sarebbe l’errore più grande della nostra vita.

“E’ fatta. Non mi sembra neanche vero. Posso prendermi 4 giorni di stop e poi si comincia veramente!” Dopo 18 mesi passati a pianificare, progettare, sviluppare, ma soprattutto traslocare, ho finalmente completato un processo di trasformazione ed evoluzione digitale culminato con un cambio di sede in un nuovo studio completamente tecnologico e green.

Non voglio tediarti con un articolo lungo due pagine anche perché avremo tanto tempo per chiacchierare (soprattutto su Twitch). Ne approfitto solo per lasciarti due elenchi di “cose”. Il primo per dirti cos’ho cambiato nella mia vita professionale in questo anno e mezzo. Il secondo per ricordarti invece il mio calendario editoriale completo, operativo da lunedì 17 gennaio.

Ecco l’evoluzione delle cose:

  • nuovo studio di produzione e anche registrazione
  • sede completamente green in classe A3 alimentata con pannelli fotovoltaici
  • migrazione completa verso l’ambiente Apple (addio Winzoz)
  • evoluzione totale del mio core business verso servizi di consulenza digitale e marketing
  • inaugurazione e gestione di un canale tv su Twitch

E adesso ecco il calendario editoriale:

  • dal lunedì al venerdì alla mattina (intorno alle 7:30) sul mio canale Telegram ci sarà un commento ad una notizia dal mondo digitale
  • tutti i lunedì alle 21:00 live su Twitch per leggere e commentare insieme le novità dal mondo digitale
  • il martedì mattina arriva la newsletter con i commenti alle notizie digitali
  • su instagram, stories di notizie e sondaggi per sapere anche il tuo parere (il tutto condito anche da un po’ di cavolate varie)
  • un articolo settimanale sul mio blog per approfondire un tema

E adesso posso prendermi qualche giorno di stop. Ci si vede su Instagram e Telegram comunque… 😉✌🏻